Quando i bambini dicono parolacce… che fare?

ASCOLTA LA PUNTATA SU SPREAKER

Cosa fare quando i nostri figli arrivano a dirci la loro prima parolaccia?

Sgridarli?

Rimproverarli?

Posso ridere?

In questa puntata analizziamo velocemente perchè dicono le parolacce e cosa fare per evitare di essere colti alla sprovvista.

L’idea della puntata nasce dalla lettura dell’articolo di Silvia Iaccarino (http://percorsiformativi06.it/quando-i-bambini-dicono-le-parolacce/) che vi consiglio di andare a leggere.

Mi fa molto piacere sapere cosa pensi della puntata e se hai qualche argomento che ti interessa scrivimi subito a https://m.me/pedgabrielezanoni ! Ti Aspetto!

Per le musiche della puntata si ringrazia: www.bendsound.com

Se hai TEMPO e preferisci LEGGERE invece che ASCOLTARE, questo è per TE:

Questo è il primo podcast creato per sostenere i genitori nel bellissimo, ma altrettanto faticoso, compito di educare i propri figli. Attraverso riflessioni, idee e strategie cercheremo di trovare risposta alle principali domande che affliggono i genitori. Io sono Gabriele Zanoni e questo è: “Genitori perfetti o quasi”.

Ciao a tutti e benvenuti da Gabriele Zanoni su: “Genitori perfetti o quasi”.

L’argomento di oggi è: i bambini dicono le parolacce.
Lo spunto nasce dalla lettura di un articolo di Silvia Iaccarino su percorsi formativi 0-6.

Innanzitutto trovo interessante analizzare come mai i bambini arrivino a dire una parolaccia. La risposta a questo quesito è tutto sommato semplice: i bambini piccoli, soprattutto fino ai tre anni, percepiscono e recepiscono gli stimoli esterni al pari di una spugna, poi rielaborandoli.

Quando un bambino sente una parolaccia la avverte, la assapora, sente che è un po’ buffa e, diciamocelo, anche un po’ strana.  Poi la rielabora.

E cosa succede dopo? Capita che la ripete e nell’istante in cui lo fa, ogni genitore ha una reazione propria: alcuni sobbalzano, altri sgranano gli occhi, altri ancora iniziano a urlare, qualcuno invece si mette a ridere,… ecco, tutte queste reazioni, positive o negative che siano, danno un rinforzo al bambino. Cos’è un rinforzo? È quando il bambino si rende conto di aver scatenato una reazione nell’adulto.

Quindi che cosa bisogna fare nel momento in cui un bambino si presenta, all’apparenza innocente e dice in mezzo ad una stanza, una parolaccia degna di far venire i capelli dritti a nonna Faustina?

Perchè non facciamo un salto indietro e parliamo dell’esempio? È bene che gli adulti di riferimento non dicano le parolacce davanti ai bambini. Effettivamente risulterà poi difficile spiegare al bambino che lui, a differenza nostra, non le può dire. Il rischio è quello di entrare in quel particolare meccanismo per cui la parolaccia la può dire solo l’adulto, e ovviamente, il bambino, che vuole diventare grande, inizierà a dirle esattamente per questo motivo qua.

Tuttavia, se ormai la parolaccia è stata detta, ci sono comportamenti che è consigliabile adottare a seconda dell’età del bambino: fino ai tre anni bisogna ignorare e non avere nessun tipo di reazione.

Nel caso in cui, invece, il bambino abbia più di tre anni, bisogna, in primo luogo, chiederne il significato: è possibile infatti che i bambini abbiano percepito la gravità della parolaccia, senza però comprenderne veramente il significato.

In secondo luogo è bene spiegarne il senso: descrivetela con attenzione e con cura, senza aver paura di parlarne, facendo però particolare attenzione a non menzionarla.

In terzo luogo, mettete in evidenza il fatto che è una parola offensiva, fate capire al bambino che la parolaccia scatena nell’altro delle emozioni: tristezza, rabbia, che comportano un allontanamento della persona che la subisce.

Infine chiedetegli gentilmente di non ripeterla mai più.

Tutto questo discorso: chiedere il significato, dare un senso, far capire che genera delle emozioni negative nell’altro e che non va ripetuta, occorre farlo con calma e tranquillità, come se steste discorrendo di un argomento a piacere, come se gli steste indicando la strada per un tesoro… come se fosse un segreto, ecco , ne dovete parlare così, un po’ sottovoce, con tranquillità e con molta calma. Tutto questo sempre nell’ottica di non dargli un rinforzo.

Se vi trovate già in una situazione in cui i vostri figli dicono tante parolacce, senza che voi le utilizzate tanto in casa, vi dovete chiedere: perché sta cercando la mia attenzione? Quando c’è un rinforzo il bambino si accorge di aver attirato l’attenzione. Ecco perchè la domanda deve essere: perché sta cercando di attirare la mia attenzione? Quali sono le necessità alla base di questo suo continuare a dire le parolacce? Più che sgridarlo per le parolacce cercate di capire qual è il bisogno sotto questo suo modo di presentarsi e di porsi.

Se avete dei figli un po’ più grandicelli vi consiglio, come suggerisce anche Silvia Iaccarino, il gioco controllato sulle parolacce, un gioco tratto da “Anche i cattivi giocano” di Portman, da fare assolutamente almeno una volta. Questo gioco consiste nel creare un ABC delle parolacce, ovvero, associare un parolaccia ad ogni lettera dell’alfabeto. Non necessariamente le più brutte, ma anche quelle più “semplici”. Mi raccomando, lo devono fare i bambini, non ci deve essere l’aiuto dell’adulto, il quale, invece, interverrà nel momento in cui i bambini (i vostri figli o anche gli amici dei vostri figli, non per forza va fatto solo con i propri), avranno tirato fuori tutte le parolacce che conoscono su tutto l’alfabeto. A quel punto la cosa migliore da fare è capire il significato di tutte le parole e fare una graduatoria delle più offensive in modo che si incentivino i bambini a capire quali siano quelle veramente brutte, che sarebbe meglio non dire mai.

Per riassumere:

  1. Esempio;
  2. Fino ai tre anni: ignorare;
  3. Sopra ai tre anni: chiedere il significato, spiegarne il senso, far capire le emozioni negative che scaturiscono nella persona che subisce la parolaccia e chiedere di non ripetere.

Non vi rubo altro tempo, vi auguro una buona giornata e dei bei momenti con i vostri figli.

Per contattarmi scrivete al mio contatto messenger: m.me/gabriele.zanoni.58

Scrivetemi per qualsiasi cosa! Per chiedermi di questa puntata, per approfondire alcune problematiche che avete o ancora, se avete degli argomenti da suggerirmi in modo da poter andare avanti con questo podcast.

E infine ricordate: buoni genitori non si nasce, buoni genitori si diventa!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *